Extrò Felce Biancospino

Extrò Felce Biancospino

Si completa il trittico al karitè. Per le caratteristiche del sapone rimando a quanto scritto su ARANCIA ITALIANA e LAVANDA MUSCHIO.

Oggi abbandoniamo la scienza per passare alla storia!

All’alba del secolo scorso nascono due fragranze che hanno rivoluzionato i gusti olfattivi del pubblico maschile. Merito dei progressi della chimica e di due uomini geniali. Correva l’anno 1882 quando venne presentato Fougère Royale di Paul Parquet per Houbigant. Mentre Aimé Guerlain nel 1889 crea Jicky. Fu con loro che nacque l’idea di un profumo che potesse rappresentare uno stile, una personalità. Questi due capolavori iniziarono una rivoluzione che, per la profumeria artistica, fu importante quanto l’Impressionismo per la pittura. Essi sono stati i primi esempi di una famiglia di fragranze che diventò poi la preferita del pubblico maschile. Prima di allora, la profumeria era portata ad imitare con garbo le fragranze della natura, senza esaltarle.
Fougère Royale fu un antesignano sia perché fu forse il primo profumo a essere creato con l’ausilio di nuove molecole di sintesi e fu il primo a portare un nome ideato appositamente per creare una attrattiva sul pubblico.
Poiché l’uso delle cumarine sintetiche (molecole odorose individuate per la prima volta nelle fave di Tonka e presenti anche nell’olio di lavanda) avrebbe potuto fare apparire tale profumo poco naturale, si pensò allora di attribuirgli una parentela fittizia con le felci, che in gran parte sono inodori. Questo legame con la vegetazione rigogliosa del sottobosco, porta subito alla mente gli odori della terra, dei legni, del muschio. Fu così che il dolce aroma delle cumarine, caldo e corposo, unito a lavanda, limone e note legnose diede vita a quella tonalità decisamente maschile verde, legnosa, delicatamente floreale che ormai è definita proprio Fougère.
Pochi anni più tardi, nel centenario della Rivoluzione Francese ecco apparire una fragranza, Jicky, che oltre alle cumarine deve il suo tocco di originalità ad un’altra molecola individuata dai chimici nei semi e bacelli della vaniglia, la vanillina. Il suo aroma è estremamente più intenso e persistente di quello ottenuto dalle tinture naturali di vaniglia.
Così vanillina e cumarina, unite a legno di rosa, zibetto e alle fresche note di lavanda e bergamotto, diedero vita ad un profumo ricco ed estremamente moderno per il suo tempo. Non vi è prova alcuna che Jicky sia stato creato come profumo da uomo o da donna. La sua prima bottiglia, blu e rigorosa nelle forme, fa forse pensare più ad un uso maschile. Il nome Jicky era il soprannome del nipote e allievo prediletto di Aimè Guerlain, ma rappresentava anche un legame con la tuttora incognita donna inglese di cui era stato perdutamente innamorato. All’epoca non vi era una chiara distinzione fra fragranze per uomo e per donna e d’altra parte i consumatori erano talmente pochi che forse conveniva non limitare le possibilità di successo di una fragranza attribuendole una caratteristica maschile o femminile.
Sia gli uomini che le donne usavano cospargere alcune gocce di profumo sui fazzoletti e poi annusarli di tanto in tanto. Furono comunque gli uomini più eleganti ad apprezzare più prontamente questa fragranza. Solo in seguito, quando realizzarono che forse la fragranza era troppo avanzata per un più vasto pubblico maschile, i Guerlain decisero pragmaticamente di sottoporre più esplicitamente il profumo alle signore. Venne creata da Baccarat una nuova bottiglia su disegno di Gabriel Guerlain che per il contenitore si ispirò alle bottiglie del reagentario chimico di suo padre e per il tappo ad un bouchon dello Champagne.
Il creatore Paul Parquet ebbe poi a dire “Se Dio avesse dato un profumo alle felci esse avrebbero un odore simile a Fougère Royal”. In effetti ancora oggi capita che qualcuno si sorprenda che le felci non emanino odore e che il padreterno non abbia pensato al suo Fougère per profumarle. Quando si dice la modestia… 😲

FELCE BIANCOSPINO è il Fougère italiano di Extrò. In Italia nel 1883 è nato, quasi insieme al Fougère, Umberto Saba. Nonostante abbia vissuto in quel periodo, in cui la poetica prevalente era l’ermetismo che ebbe come modello il decadentismo francese, si discostò da questa tendenza d’importazione e non aderendo alle correnti più diffuse riuscì a mantenere un proprio stile personale, creando così un genere poetico non classificabile. Il suo originale stile si formò dalle opere tradizionali ma, essendosi accostato alla poesia da autodidatta nei suoi testi utilizzò sempre dei termini semplici, alle volte scarni, che resero la sua poesia chiara, lineare e sintetica. Le tematiche affrontate nelle sue poesie sono il risultato delle emozioni provenienti dalle esperienze, anche banali, della vita quotidiana e dai ricordi.

Per me FELCE BIANCOSPINO è un Fougère pensato da un Saba della profumeria. Formalmente conservatore ma dall’essenza semplicemente originale, senza esagerazioni straordinarie.

Armando Ilič Misasi, 9 luglio 2017