Extrò Mandorla

Extrò Mandorla

Quello che all’estero chiamano “croap” (una pasta con consitenza fra la saponetta e la crema) alla mandorla è il sapone da barba più tipicamente italiano. Mandorla Extrò è, nel rispetto di questa tipicità, un sapone dall’impasto particolarmente morbido e cremoso, capace di creare una ricca schiuma avvolgente che idrata e protegge la pelle, assicurandole morbidezza ed elasticità. La dolce fragranza in questa profumazione, invece, si discosta dalla tradizione della barbieria e col suo aroma APPARENTEMENTE fruttato si avvicina alla tradizione della pasticceria siciliana.

Chi ha l’occhio pigro si può fermare qui. Ora parte il pippone sul perché dell’avverbio apparentemente riferito alla profumazione fruttata.

Per me MANDORLA è l’ideale prosecuzione dopo il sapone alla liquirizia. Infatti, entrambe le fragranze sono descritte da una tra le parole misteriose della profumeria: “aldeidica”. Per un chimico questo termine indica semplicemente un gruppo funzionale che deve il suo nome scientifico, alcohol dehydrogenatus, al fatto che si può ottenere per ossidazione (o deidrogenazione) dei corrispondenti alcoli. L’odore delle aldeidi può spaziare dalle puzze più fastidiose, come ad esempio la formaldeide usatissima in passato come disinfettante negli ospedali, agli aromi più piacevoli, come la mandorla e la liquirizia, ma anche la vaniglia e la cannella. In realtà questo termine in profumeria si riferisce principalmente a un gruppo limitato di aldeidi molto semplici, dette “alifatiche” (dal greco “untuose”), sostanzialmente descrivibili come dei piccoli serpentelli la cui testa è fatta di un atomo di ossigeno e la coda composta da una catena relativamente corta di atomi di carbonio, da 6 a 18. Sono piccole molecole molto flessibili, con nessuna rigidità strutturale e molto delicate perché soggette a ossidarsi anche solo a contatto con l’aria, producendo dei serpenti dalla testa più grossa (acidi carbossilici) che spesso hanno odori decisamente poco piacevoli, come fanno intuire alcuni nomi quali butirrico o caprilico.
Le aldeidi alifatiche sono state utilizzate agli inizi del secolo scorso in profumeria perché, oltre al contributo dato dalla loro propria fragranza, hanno la caratteristica di potenziare e rendere più frizzanti, cristalline, trasparenti e glaciali le note floreali. In particolare abbinate a essenze di gelsomino, rosa, iris o mughetto le rendono meno grevi e più leggiadre con aspetti lievemente metallici e freschi. Hanno anche la capacità di rendere più persistenti e duraturi i profumi, in particolare quelli floreali, agendo quindi anche da fissativi.
Questo gruppetto di molecole ha sempre creato un certo imbarazzo agli scienziati perché il loro profilo olfattivo sfugge alle usuali interpretazioni di attività e non si riesce a comprendere come ad ogni aggiunta di un semplice atomo di carbonio in una struttura così poco rigida cambi sensibilmente l’odore percepito.
Guy Robert, ne “I sensi e l’essenza del profumo”, scrive che le aldeidi hanno prevalenza di note fruttate se il numero di atomi di carbonio è pari, mentre prevalgono le note floreali in quelle a numero di atomi di carbonio dispari. A partire dai 14 atomi di carbonio le aldeidi a numero di carbonio pari hanno caratteristici odori di frutta mentre, altro piccolo mistero, quelle dispari sono inodori o quasi.
Capite l’importanza di conoscere la chimica delle sostanze usate in profumeria e perché, oltre che per risparmiare, le essenze sintetiche sono così diffuse: il profumiere deve avere una relativa certezza della resa. Anche se le aldeidi sono assolutamente naturali e presenti ad esempio nelle scorze degli agrumi, nei petali di rosa, negli aghi di pino, e nella scorza della cannella ma, data la loro bassa concentrazione e la labilità intrinseca, molto raramente vengono ottenute dalle materie prime naturali che le contengono e vengono prodotte, come d’altra parte avviene in natura grazie all’enzima deidrogenasi, per ossidazione dei corrispondenti alcoli, facilmente reperibili e poco costosi.
Misteriosi ingredienti considerati “sintetici”, ma in realtà ben presenti in natura, le aldeidi hanno caratteristiche davvero uniche e imprevedibili dal punto di vista olfattivo. Allora perché sono diffuse? Perché le ha portate alla ribalta il profumo forse più famoso della storia, Chanel N° 5. Ernst Beaux nel 1921 decise di utilizzare per Coco Chanel le aldeidi C10, C11 e C12. Lo scopo era di fare in modo che il gelsomino e la rosa di Grasse non risultassero così floreali, perché si desiderava: “un profumo che sapesse di donna e non di fiori, perché le donne non vogliono profumare come un letto di rose”. Il messaggio pubblicitario nel 1955, fece poi riferimento esplicito a questa frase, facendo dire a Marylin Monroe che a letto indossava solo quel profumo. Curiosamente Chanel N°5, pur essendo l’archetipo dei profumi aldeidici, è spesso considerato come l’interpretazione più realistica e sensuale di un bouquet floreale, ma chi ha proseguito nella lettura e non si è ancora addormentato ora sa che non è esattamente vero. 😴

Armando Ilič Misasi, 8 febbraio 2018