Extrò FràRinik

Extrò FràRinik

FràRinik è una fragranza con tre principali caratteristiche:
1. MISTICA e dal significato profondamente religioso, come l’incenso che è una delle note più utilizzate nella profumeria. Si presta anche a interpretazioni spesso lontane dalla più classica e può essere indossato anche in estate. Restando però nella tradizione, l’incenso è molto presente in fragranze speziate che richiamano il Medio Oriente, le carovane che percorrevano la Via dell’Incenso e l’Africa Orientale. Molto usato nell’aromaterapia, l’incenso aiuta a rilassare la mente, è spesso accompagnato dalla mirra e il suo lato freddo può essere esaltato da note agrumate e speziate.
2. Altamente MISTERIOSA, come la mirra che è una resina estratta da una particolare tipologia di albero delle zone del Senegal, Madagascar e India. In gocce o in polvere, la sua origine risale al mito di Mirra, personaggio dell’Antica Grecia, figlio del re di Cipro. Solitamente nota di fondo, è molto conturbante e balsamica e si presta alle interpretazioni più classiche: mondi lontani e misteriosi, leggende, Medio Oriente e Antico Egitto, magie e misteri. La nota è fresca-esperidata con un fondo di sottobosco. Viene utilizzata nelle composizioni fougère o chypre.
3. MAGICA come il labdano. Per vincere la calura estiva, la pianta del cisto che cresce nell’area mediterranea, sviluppa una resina che ricopre lo strato esterno e ne trattiene l’umidità. Staccando la resina dalla pianta e sottoponendola a un procedimento di estrazione, si ottiene il labdano. La sensazione olfattiva è di una nota molto densa, liquorosa e apporta alle fragranze una nota ambrata o di cuoio.

Per chi volesse approfondire l’argomento consiglio la lettura del libro del medico tedesco Susanne Fisher-Rizzi, Incensi e profumi (Viaggio attraverso l’uso, le proprietà e la storia), Tecniche Nuove, 2001.
Chi si accontenta di un Bignami può proseguire la lettura fino in fondo.

Nel mondo della profumeria vi sono molte materie prime su cui aleggia un’aura di mistero e di magia. A volte, ciò è dovuto alla confusione creata dalle omonimie, come nel caso del Musk o dell’Ambra, che indicano ciascuno due ben diverse materie prime dal profumo estremamente differente, a seconda che l’origine sia animale o vegetale. Il mito aleggia  poi su preparati odorosi citati nella Bibbia e tra essi il Nardo,  ma forse ancor di più la Mirra e l’Incenso, così rari e preziosi da essere ritenuti regali degni per il Re dei Re. In particolare, incenso è il nome generico di alcune resine vegetali che emanano intense fragranze quando vengono bruciate, ma é anche il nome dato a complesse miscele di legni odorosi, oli e resine in forma di coni, biglie  o bastoncini da bruciare. L’usanza di bruciare incensi, intesi in entrambe le accezioni, è sempre stata molto diffusa in Estremo Oriente. I templi buddhisti erano noti in Occidente come “dimore dell’incenso”. In Malesia, Thailandia e a Singapore, durante le feste cinesi, si bruciano ingenti  quantità  d’incensi, ma il loro impiego era già ben noto alle prime civiltà mesopotamiche. Sumeri, Babilonesi e poi Egizi utilizzavano le resine secrete dagli alberi della famiglia Boswellia. Bruciare legni profumati, come il Sandalo e il Cedro, è un’usanza dei riti Taoisti e Buddisti, in India e in Estremo Oriente.
In Giappone, recentemente, è tornato alla ribalta il rito del Kodo (la via del profumo). Sembra sia stato Yoshimasa, uno shogun dell’epoca Ashikaga (1350-1500), a ordinare di classificare gli incensi e a creare le regole sull’arte di bruciarli, in modo da poterli “ascoltare”. Originariamente, otto o dieci persone si riunivano in stanze prive di ornamenti e di fragranze e, con un rituale piuttosto complesso, si passavano un incensiere in cui venivano bruciati legni odorosi o incensi, e ognuno “ascoltava” le diverse emanazioni, annotando le proprie emozioni o i ricordi, a volte citando brani di letteratura e, se vi riusciva, riconosceva la materia prima della fragranza. Alla fine, il cerimoniere dava lettura delle diverse annotazioni. I preparatori d’incensi mantengono uno scrupoloso riserbo sulla composizione delle loro ricette. L’impasto, a base di polvere di legni odorosi, resine, oli di piante, erbe aromatiche e miele, per la sua azione antifermentativa, e purea di prugne come legante, deve avere una consistenza tale da poter essere lavorato in forma di coni o biglie, o essere estruso e, una volta essiccato, non sbriciolarsi, bruciando con uniformità e regolarità. Le gheishe giapponesi li utilizzavano come orologi per calcolare il tempo passato con i clienti. Un buon incenso non necessita di supporti quali bastoncini di bambù o di metallo. Per noi occidentali l’odore di incenso è quello dei turiboli delle chiese e lo consideriamo come un unico odore, che definiamo appunto di incenso, ma essi in realtà sono innumerevoli e le loro caratteristiche olfattive possono variare quanto e più di quelle dei profumi in alcol. Può essere un’esperienza unica assaporarne uno che contenga oli e legno di rose e apprezzarne le modulazioni.
Tra i misteriosi ingredienti degli incensi ve ne è uno che ha una storia unica, un aroma inimitabile ed un costo astronomico. Come spesso accade, ha molti nomi ed un’origine misteriosa. Una resina che si produce in un particolare albero (Aquilaria Agallocha o Aquilaria Malaccensis) ma solo quando la pianta ha raggiunto una certa età, ha subito delle incisioni sul tronco ed è stata attaccata da particolari funghi (Phialophora parasitica, Aspergillus o Fusarium), è solo allora che il tronco e le radici secernono la sostanza resinosa aromatica. Diversamente dalle resine che gocciolano dai tronchi, questa si insinua al loro interno, scurendone la polpa, e non vi è modo di capire se sia presente e in che quantità se non abbattendo la pianta, che non è una piantina dato può raggiungere i 40 metri di altezza e un diametro di 60 centimetri. E non è nemmeno possibile ricreare la sua fragranza artificialmente perché la sintesi dei suoi molteplici costituenti avrebbe costi proibitivi.
Per gli Arabi il suo nome è Oudh, cioè legno, ma è anche noto come Legno di Aloe (nulla a che fare con l’agave dalle foglie carnose contenenti la sostanza gelatinosa dall’azione antinfiammatoria), Legno di Aquila, Legno Agar, Gaharu. Per i Giapponesi il suo nome è Jinkoh (legno che affonda) proprio perché la resina al suo interno lo appesantisce al punto da non farlo più galleggiare in acqua. Ormai quasi impossibile trovarlo allo stato naturale, anche a causa delle deforestazioni, e la sua raccolta è oggi proibita in quasi tutto l’Estremo Oriente. Da qualche anno è iniziato in Vietnam il progetto Rainforest nel tentativo far riprodurre naturalmente, in apposite riserve, le Aquilarie e indurle a produrre la resina per ridare a questo paese una fonte naturale di una materia prima che vale sul mercato fino a 30.000 dollari al chilo. Vi sono profumi che dichiarano  di contenere l’Oudh, ma è in dubbio che si tratti di quello vero.
Il suo profumo è praticamente sconosciuto a noi occidentali. Esso è ambrato, legnoso, profondo, ma ne esistono almeno sei tipi diversi secondo la classificazione giapponese: Kyara, Rakoku, Manata, Manabau, Sumotara e Sasora, a ognuno dei quali è associata una specifica personalità: Aristocratico, Guerriero, Seduttore, Contadino, Mentitore, Monaco.
Quale di queste è FràRinik? Quale mistero cela la sua mutevolezza da agrumato a floreale ad ambrato? FràRinik è decisamente Monaco, ma anche le altre cinque personalità gli stanno a pennello!

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