Extrò Egyptian Oudh

Extrò Egyptian Oudh

Negli ultimi anni ha conquistato l’Occidente e sembra ormai onnipresente nella piramide di molti profumi, ma cosa si cela dietro all’oud?
Definire gli assoluti di oudh è una questione piuttosto complessa. Se di qualità elevata, il legno Agar rivela tutti i suoi segreti e le differenti sfaccettature: dalla nota legnosa del cedro a quelle ambrate, da quella resinosa a quella animale, per arrivare al cuoio. L’oudh è l’essenza del mistero. Forse è nato per rendere omaggio al dio Sole venerato dai Babilonesi; chi può sapere com’era quello “originale”? La fragranza dell’Agar è legnosa sicuramente, ma anche ambrata e speziata, e rivela un lato resinoso più profondo.
Fatto sta che, sotto forma di incenso per ambienti o usata come essenza, l’oudh è tra gli ingredienti più pregiati, se non addirittura il più prezioso, della profumeria artigianale.
Ma le fragranze all’essenza di oud sono diventate una vera mania? Ci ammalia, come il califfo stregato dai racconti della principessa Sharazad. Credo che anche al più distratto dei consumatori di profumeria sia saltato all’occhio che è comparso, come dal nulla, un ingrediente che è presente addirittura nel nome di molte recenti fragranze. Un nome di sole tre lettere, a volte accompagnato da una muta ma preziosa acca: Oud o Oudh. Etimologicamente in arabo significa “il legno”, intendendo quello più prezioso e aromatico e da esso deriva la  radice del termine “wood” in inglese. Misterioso e orientale, associato principalmente al mondo delle Mille e una Notte, al lusso e alla ricchezza di sultani e sceicchi, tutti ne parlano, ma ben pochi lo conoscono davvero. Si sa che è costosissimo, che è raro, ma improvvisamente sembra che non se ne possa più fare a meno. In realtà la storia della profumeria è costellata da almeno più di un millennio da meravigliose creazioni che devono il loro fascino a questo ingrediente, che però era menzionato con altri nomi: agarwood, gaharu, aloeswood, eaglewood, jinko, Kyara, a seconda che venisse utilizzato in India, in Cina o Giappone. Da sempre ritenuto un afrodisiaco e un rimedio per le influenze e la digestione, è citato in molte farmacopee indiane, arabe e cinesi. Alcuni dei suoi nomi significano “incenso che non galleggia” e proprio da questo suo significato possiamo scoprire la sua storia. La resina che dà origine a questa essenza si forma all’interno dei tronchi e radici di alberi del genere Aquilaria presenti in particolare in Vietnam, Laos e Cambogia quando vengono attaccati da un fungo. Per difendersi l’albero inizia a secernere al suo interno una resina scura e densa che inibisce la crescita del parassita e col tempo, da decenni a oltre un secolo, il legno inizialmente chiaro scurisce e aumenta talmente di densità che un piccolo pezzo posto in un bicchiere d’acqua affonda per il peso. Un silenzioso ed invisibile processo che trasforma un comune albero in un contenitore di un’essenza che è dolce, profonda, calda e avvolgente, legnosa e balsamica, spesso definita paradisiaca. Per questo da secoli nei templi si bruciano pezzi di questi legni resinosi come dono alle divinità o usati nella cerimonia giapponese del Ko-Do, ovvero la Via del Profumo, in cui ardono diverse qualità di resine e legni aromatici, inclusa questa meraviglia,  in appositi bracieri e si invitano i partecipanti a scrivere dei versi o delle impressioni che verranno poi lette dal cerimoniere. Il Jinko o Oudh, finemente triturato, è un componente imprescindibile dei più raffinati e cari incensi giapponesi. Ma perché è così caro? Fondamentalmente perché la resa in essenza estratta per idrodistillazione è estremamente bassa, necessitando in media 20kg di legno per produrre 12ml di olio essenziale, inoltre  gli alberi crescono in foreste impervie, senza strade battute o fiumi e il trasporto dei tronchi fino alle più vicine distillerie è estremamente complesso. A ciò si aggiunga che gli alberi che lo producono richiedono molti decenni per avere una concentrazione minima di resina ed inoltre sono entrati in programmi di protezione di specie in via di possibile estinzione. Il prezzo attuale di un chilo di Oud di buona qualità è di circa 15.000 euro, quasi trenta volte il prezzo che aveva vent’anni fa. Di essenze rare e costose ce ne sono tante e magnifiche, dal Sandalo all’Ambra Grigia, dal Musk Tonkino al Gelsomino, ma nessuna è diventata come l’Oud: sinonimo di lusso per eccellenza! La spiegazione sta fondamentalmente nel fatto che i mercati Arabi e Orientali, che ben conoscono tale essenza, sono sempre più importanti come clienti e, dopo essere stati acquirenti delle più esclusive creazioni apprezzate nel mondo occidentale, oggi sono loro a determinare gran parte del consumo d’elite e quindi è abbastanza ovvio che le maison del profumo ammicchino al gusto dei loro migliori clienti. Le contaminazioni culturali e estetiche sono sempre positive però, a mio parere, questa eccessiva attenzione alle presunte aspettative di solo alcuni propri potenziali consumatori porta a volte a creazioni che si assomigliano un po’ troppo e questa non dovrebbe essere la missione prioritaria di chi crea fragranze, per dare voce a qualcosa che abbia a che vedere con l’arte e che aspiri a durare nel tempo, per la sua unica originalità.
Dunque no, Extrò Egyptian Oudh non sa di Oud; ma questo per me è il suo principale pregio.