Extrò Vaniglia

Extrò Vaniglia

La vaniglia è l’unica specie di orchidea coltivata per usi non ornamentali. Questa pianta (Vanilla Plantifolia) è conosciuta nell’America Centrale fin dal XIII secolo, dove i suoi baccelli venivano utilizzati per profumare una bevanda a base di cacao. Le prime testimonianze sono della cultura Totonaca, una popolazione indigena messicana sterminata dopo settecento anni di storia dai conquistadores di Hernando Cortez. Dal Messico, dove l’impollinazione avveniva grazie all’opera di particolari insetti (meliponini), la vaniglia scatenò al suo arrivo in Europa una vera e propria mania: le grandi dame la utilizzavano per profumare il bagno e il re Luigi XIV ebbe per primo l’idea di introdurne la coltivazione nell’Isola La Réunion. L’operazione riuscì però solo verso la metà del XIX secolo quando si scoprì la tecnica di impollinazione artificiale.
Nel 1812 la pianta arrivò al Giardino Botanico di Parigi, ma per lunghi anni non si scoprì il segreto della fecondazione dei fiori. Il problema fu risolto impollinando a mano i fiori grazie all’opera di donne soprannominate “marieuses”. Questo procedimento, scoperto nel 1841 da Edmond “Albius” (uno schiavo africano di soli 12 anni), viene usato ancora oggi ed ha avuto anche l’effetto di togliere al Messico l’esclusività e il primato della coltivazione della vaniglia, che ora appartiene al Madagascar (ex colonia francese).
La procedura Albius è molto complessa e richiede delicatezza e precisione. Si realizza manualmente da fiore a fiore e va effettuata al mattino presto perché i fiori sopravvivono solo per qualche ora e quando non c’è umidità che, altrimenti, impedirebbe la fioritura.
Tutto ciò contribuisce a rendere la vaniglia una materia prima particolarmente preziosa.
La vaniglia Bourbon dell’isola La Réunion produce baccelli di qualità elevata, il cui trattamento deve essere particolarmente accurato: l’olio essenziale che se ne ricava è il più pregiato. Attualmente La Réunion è il maggior produttore mondiale di vaniglia Bourbon. I metodi impiegati per estrarre l’olio essenziale dai baccelli sono molto complessi ma il prodotto ricavato è di qualità superiore e ricco di vanillina.
La varietà di vaniglia Tahiti, più delicata e con note fruttate, contiene anche una parte di eliotropina. La vaniglia Tahiti è frutto di una produzione molto limitata e quindi di notevole costo.
Un’altra varietà da considerarsi tra le migliori è la vaniglia della Nuova Guinea.
Anche se ogni varietà contribuisce a creare sfumature diverse nei profumi, esistono due principali categorie di profumo alla vaniglia, secco e gourmand.
Quando si parla di profumi alla vaniglia, si tratta di composizioni dove predomina l’odore della vaniglia ma la cui personalità finale è legata al mix completo. La vaniglia unita a spezie e legni avrà un carattere più caldo e secco mentre in associazione a note fiorite o fruttate risulterà più morbida e con un’impronta gourmand.
A conferire caratteri leggermente diversi alla vaniglia contribuisce anche il metodo di estrazione utilizzato per ricavarne il principio olfattivo: l’assoluto di vaniglia, ottenuto tramite estrazione con solventi volatili o in un metodo artigianale tramite infusione con macerazione in alcol, consente di ottenere un prodotto dal carattere liquoroso e dalla nota misteriosa e amara che pochi intenditori riescono a identificare come vaniglia.
La similitudine tra vaniglia, vanillina e benzoino è legata a un comune effetto avvolgente e sensuale, ma si tratta di materie prime totalmente diverse. Il benzoino è una resina prodotta da un albero tropicale (styrax benzoin) il cui siero, che cola dalle incisioni praticate sul tronco, si indurisce all’aria in “lacrime” che in tutto l’Oriente, da tempi remotissimi, venivano bruciate per allontanare le avversità dalle mura domestiche. Il suo impiego nelle composizioni profumate dona un effetto di preziosa rotondità, impalpabile come cipria.
La vanillina è la componente che conferisce alla vaniglia il profumo tipico che evoca i ricordi dell’infanzia: si tratta di un’aldeide aromatica, isolata nello studio della vaniglia naturale e sintetizzata per la prima volta nel 1874 dal chimico tedesco Willhelm Haarmann. Trova impiego soprattutto nell’industria alimentare, dati i costi di produzione più economici rispetto alla vaniglia naturale. È quella che ci risulta più familiare con la sua impronta più zuccherosa che evoca l’odore dei dolci.
Extrò Vaniglia ha testa e cuore gourmand, ma resta secca al fondo. L’eliotropina, ricavata dal fior di vaniglia (Heliotropium arborescens) dall’odore caratteristico di ciliegia che si legge nella piramide olfattiva come eliotropo, conferisce proprio quella fragranza più delicata e con note fruttate di marmellata, che poi sfuma in una profumazione secca dovuta alla vanillina.
Ribadendo che il profumo di vanillina è una cosa mentra quello dell’assoluto di vaniglia, liquoroso e amaro, è un’altra cosa, Extrò Vaniglia regala una gamma olfattiva tipica delle principali categorie di profumo alla vaniglia (e non di vaniglia).

Il sapone, basato sulla nuova formula ai burri di cacao e karité e all’olio di calendula, è ulteriormente arricchito da nutrienti quali l’olio di neem, il coenzima Q10 e l’elastina che lo rendono di fatto un prodotto di bellezza. Mentre l’uso della crema come prebarba è la classica ciliegina sulla torta, una cosa non necessaria ma che impreziosisce.

Armando Ilič Misasi, 17 marzo 2020