Extrò The End 8

Extrò The End 8

In Extrò The End 8 si sovrappongono gli echi del passato a diversi livelli.
Si tratta di una rivisitazione del Brut “originale”, l’eau de toilette del 1964. Dico ciò perché molti prodotti vintage in circolazione sono Brut 33, la sua versione economica del 1974, dove il numero 33 rappresentava la percentuale di prodotto rispetto all’originale, una eau de cologne per invadere a prezzi stracciati la grande distribuzione. Nel 1983 la prima variante di profumazione: il Brut 33 musk, la cui profumazione è molto simile alla colonia originale, ma con una punta di cuoio e di muschio che lo rende più caldo. Dopo che la Fabergé fu rilevata dalla multinazionale Unilever, nel 1989, e che il marchio Brut è stato ceduto per l’America alla Helen of Troy, nel 2003, le denominazioni si sono ulteriormente ingarbugliate, e le varianti cresciute a dismisura.
Il flacone originale dell’eau de toilette prevedeva una bottiglia di colore verde scuro dal lungo collo e con il tappo argentato, così come la “medaglia” col marchio appesa al collo. Pubblicizzato quasi sempre intorno all’idea del “profumo dell’uomo”, i testimonial scelti per pubblicizzare il prodotto sono sempre stati scelti nel mondo dello sport ed in particolare del rugby (considerato sulle due sponde della Manica lo sport più maschio).
Negli anni ‘60 il movimento hippy predica un ritorno alla natura, il rifiuto delle costrizioni, l’uguaglianza dei sessi. Jeans e capelli lunghi sono i simboli di questa gioventù ribelle: mentre le ragazze indossano i pantaloni, i ragazzi si fanno crescere la chioma. La gioventù scopre l’India, i suoi guru, le sue sette e i suoi aromi: si profuma di sandalo, di musk e di patchouli e brucia bastoncini di incenso.
Alcuni profumieri, fra cui Fabergé e Révillon, hanno tentato di comporre delle fragranze unisex da indossare come i jeans, ma con scarso successo. A quel tempo infatti la parità tra i sessi non poteva essere espressa sotto forma di quell’indecisione sessuale destinata ad affascinare la moda degli anni ’90. Il mito dell’androgino e la rivendicazione della sovrapposizione fra maschile e femminile troverà poi in CK One, ma solo nel 1994, un esempio eclatante della dipendenza delle tendenze olfattive dai grandi movimenti sociali. La fragrannza, la sobrietà del packaging e la campagna pubblicitaria di Calvin Klein hanno fatto scuola giocando sull’ambiguità sessuale intesa come parità.
Parallelamente all’anti-moda hippy, anche Dior lancia Eau Sauvage: il successo di queste fragranze a un tempo discrete e persistenti, segna l’avvento della profumeria al maschile e apre la via alle eau frâiche femminili, mascoline e androgine. Negli stessi anni nascono Capucci (1963), Emilio Pucci e Aramis (1966), Puig (1968) e Shiseido (1969).
Gli anni ’60 vedono l’apertura del mercato alla profumeria “per uomo”, conservando alcuni criteri olfattivi di virilità: le note esperidate e le legnose. I marchi avevano costruito la loro reputazione sui profumi femminili, ritenendo che vi fosse più spazio per la creatività e la raffinatezza. Il mercato maschile rimaneva dunque ancora molto ristretto, ma Brut si farà accettare dal pubblico a suon di milioni di franchi di pubblicità. Il nome e il flacone di vetro scuro appartengono all’universo maschile e non possono che rassicurare gli uomini sulla loro virilità.
Nel 1964, Brut for Men di Fabergé fu il primo a proporre un profumo fougère aromatico. In esso, come nei successivi Eau sauvage di Dior (1966), Drakkar di Guy Laroche (1972), Bel Ami di Hermès (1986), fino a Escape for Men di Calvin Klein (1991) riecheggia un’immagine tradizionale di virilità concepita per cancellare qualsiasi sospetto di effeminatezza e prendere le distanze dalla recente attrazione per l’androgino.
In tal senso Extrò The End 8 decreta la fine di una sequela di profumazioni “equivoche”. Le precedenti profumazioni Extrò in edizione limitata rappresentano una tendenza che probabilmente andrebbe intrerpretata come una riproposizione del tema romantico, sebbene rivisitato alla luce di un gusto adolescenziale per il branco e l’omologazione. L’essenza unisex è in linea con la tendenza al raggruppamento anonimo in cui i vari membri traggono vantaggio dall’ampiezza del gruppo e ostentano indifferenza nei confronti della società, dei canoni dell’abbigliamento, della professione e talvolta persino nei confronti delle ragioni stesse di quell’aggregazione, che diventa pertanto fine a se stessa. Il profumo androgino crea una confusione rassicurante rispetto all’individualità che turba il soggetto con problemi d’identità. La fragranza “per tutti” riunisce in un’atmosfera analoga un gruppo che cerca la sua forza nella somiglianza.
Extrò Extrò The End 8 rielabora il Brut Fabergé per addizione, sostituzione e sottrazione: c’è l’aggiunta di muschio quercino, l’anice lascia il posto all’assenzio e sparisce il gelsomino. Profumazione decisamente più calda dell’originale.
Il sapone, invece, è tutto un’aggiunta: alla base ai burri di karitè e cacao e all’olio di calendula, si uniscono il prezioso olio di neem, le proteine della seta, le vitamine E, A e C e la provitamina B5. Le stesse sostanze si ritrovano addizionate alla crema idratante, rendendola un preparato eudermico particolarmente delicato ed indicato a fine rasatura.
Un giro iniziale di pennello in Mi bemolle, che si sviluppa su un’insaponata al ritmo di valzer in stile francese, e termina sfumando in un massaggio idratante.
Senza fine (1961).

Armando Ilič Misasi, 11 maggio 2020