Extrò Legno di Rosa e Fluido Balsamico Rosa

Extrò Legno di Rosa e Fluido Balsamico Rosa

Grazie al Fluido Balsamico Rosa, anche coi prodotti Extrò ora ci si può radere usando uno splash non alcolico. L’alcolico, volendo, è più corretto usarlo come prebarba. Può sembrare una pratica rivoluzionaria, nel senso letterale del termine, ma ha un fondamento fisiologico. Come ha sperimentato chi ha avuto la pelle d’oca per il freddo, infatti, il riflesso pilomotore si ha quando si passa da un ambiente caldo ad uno gelido o, in senso più generico, quando la pelle è sottoposta ad un repentino calo della temperatura di superficie, perché i recettori posti immediatamente sotto l’epidermide ordinano ai pori di stringersi e nel contempo i bulbi piliferi passano dallo stato di “quiete” ad uno stato di base pilifera rigonfia e pelo dritto. In questo stato la conducibilità termica della pelle diminuisce e quindi viene limitata la quantità di calore dispersa. L’etanolo induce quel riflesso sulla pelle per la sua elevata volatilità, una caratteristica misurata da una grandezza termodinamica chiamata entalpia o, più specificatamente, calore latente di vaporizzazione. La molecola di alcol si stacca dallo strato di lozione liquida sulla pelle e passa nell’aria grazie all’energia in forma di calore che la pelle gli cede. Più alcol evapora, più diventa fredda la superficie della pelle e più i peli si rizzano di riflesso per ridurre la dispersione del calore corporeo. L’azione di taglio della lama è dunque facilitata dal trovare i peli ritti.
L’eccezione sollevata dai più verso l’uso dell’alcol come prebarba è che col restringimento dei pori il sollevamento del pelo dal bulbo viene ostacolato. Ebbene, questa controindicazione è compensata dalla presenza dell’olio di mandorla nel sapone Legno di Rosa che aiuta l’azione pro-barba con il naturale effetto di dilatazione dei pori. In tal senso, l’olio di mandorla è un nutriente che meriterebbe di entrare nella formula base di tutti i saponi, al pari dell’olio di calendula.

Passiamo ora all’aspetto pornografico del prodotto, la sua profumazione.
Sembrano nomi da pornostar ma Blanche Double de Coubert, Madam Hardy, Blessigs, Blue Moon, Gertrude Jekyll, Royal William sono tutte varietà dello stesso fiore. Anzi, del fiore per eccellenza, la rosa, che in natura si esprime con oltre 540 aromi diversi, fragranza più fragranza meno.
Un mito eletto a simbolo della passione d’amore ben prima di diventare protagonista dell’arte profumiera. In origine era bianca, al pari del giglio e del loto, finché un intreccio d’amore e morte ne mutò drasticamente il colore. Narra Ovidio che Afrodite, invaghitasi del bell’Adone, lo nascose dietro un cespuglio di rose per sottrarlo alla gelosia di Ares. Ma dove fallì il dio della guerra poté un grosso cinghiale che uccise Adone, che col suo sangue arrossò definitivamente i candidi petali. Chi non legge Ovidio può guardare le puntate di C’era una volta Pollon.
Anche Omero fa della rosa l’emblema della bellezza femminile, pur includendola tra i fregi della decorazione degli scudi di Ettore ed Achille. Pare che anche Mida ne fosse un estimatore: quando lasciò la dimora paterna in Macedonia per insediarsi nel palazzo ai piedi del monte Bermios, nel Caucaso, ne portò con sé diverse specie per dare vita a favolosi giardini. E Sargon il Grande, re di Babilonia, promosse la coltivazione della rosa in Mesopotamia, mentre in Cina la sua essenza era appannaggio esclusivo della famiglia imperiale. Gli Egizi utilizzavano l’olio di rosa nei processi di imbalsamazione, e Cleopatra ne era così entusiasta che, prima di incontrare Antonio, fece cospargere i pavimenti della sua residenza con un tappeto di petali alto 30 centimetri. Celebri rimasero le feste di Nerone e di Eliogabalo per gli enormi quantitativi di petali utilizzati per profumare gli ambienti. E innumerevoli sono le testimonianze letterarie e storiche sulla popolarità di questo fiore: dal poema francese sull’amore cortese, il Roman de la Rose, fino a La Bella e la Bestia dove la Bestia s’incazza come una bestia perché il padre della Bella gli asciuga un fiore dal giardino per farsi bello con la figlia. L’eroina della Bella Addormentata nel bosco si chiama Rosaspina, e in Inghilterra la guerra civile dei Trent’anni (1455-1485) vide contrapposta la rosa rossa dei Lancaster a quella bianca degli York. Dal loro innesto sbocciò la rosa bianca e rossa dei Tudor. Giuseppina, prima moglie di Napoleone, volle uno strabiliante roseto nel giardino del Castello della Malmaison e da allora, per emulazione, nell’aristocrazia europea si diffuse la passione per le rose.
Nel 1805, Orathio Nelson, prima di lasciare Napoli per assumere a Minorca il comando della flotta inglese, donò a lady Hamilton, sua amante, il profumo White Rose di Floris. Rosa Bianca si firmava sui volantini il gruppo studentesco antinazista tedesco di Sophie Scholl. E per il recente Giubileo di Elisabetta II, la stessa Floris ha presentato, in omaggio alla sovrana di cui detiene orgogliosamente il Warrant di fornitore, un’antica fragranza a base di rose: il Bouquet de La Reine.
Sono stati dunque in molti e in diverse epoche, ad aver subito il fascino del fiore per eccellenza nel tentativo di catturarne le splendide note olfattive al momento della massima espressione. E la sua lavorazione si è evoluta al pari della sua fama. In principio si lasciavano semplicemente macerare i petali in acqua, poi si è scoperto che scaldando il liquido, si sprigionava un olio fragrante in piccole quantità. Era stata inventata la distillazione in caldaia: un procedimento che dava un’acqua profumata e un olio molto ricco, anche se inferiore a quello del fiore.
Col passare dei secoli, la tecnica fu affinata: invece di scaldare direttamente il composto di acqua e petali, si  utilizzò il vapore. Così le sostanze che risultavano alterate dal calore diretto, potevano essere estratte più delicatamente, a tutto vantaggio della fragranza.
Tra le migliaia di specie di rosa classificate, le due maggiormente usate oggi per la produzione di essenze sono la Damascena, coltivata in Bulgaria, e la Centifolia, specialità del Marocco, con piantagioni a sud e ai margini del Sahara. L’attività si concentra nel mese di maggio, periodo di fioritura. Si raccoglie al mattino presto,  prima della rugiada, a mano e con molta delicatezza: il calore del sole diminuirebbe drasticamente la qualità dell’essenza. In sei ore un solo raccoglitore riesce a riempire ceste di vimini con oltre 50 chili di boccioli. Per produrne uno di essenza, ne occorrono 5.000: una resa al massimo dello 0,03 per cento. I boccioli saranno poi distillati o estratti entro 24 ore, per evitare il danno irreparabile della fermentazione naturale.
La raccolta coinvolge interi nuclei familiari che, nel periodo cruciale, interrompono ogni altra attività. Una micro economia che però comincia a vacillare: la domanda di essenza di rosa naturale è in diminuzione, data la competitività delle alternative sintetiche. E il suo costo, da sempre più alto di quello dell’oro, è in costante ribasso a causa di una richiesta inferiore all’offerta. Battere lo strapotere degli aromi di sintesi sarà impossibile, ma proprio per questo motivo l’eau de rose naturale non diventerà mai un prodotto di largo consumo.
Un errore diffuso è considerare i profumi alla rosa dedicati unicamente alla donna. Non è affatto così, la preziosa essenza compare in moltissime creazioni della profumeria e della cosmesi destinate al consumo maschile nei quali si esaltano, oltre al delicato e piacevole profumo del fiore, le sue proprietà tonificanti, astringenti, antisettiche e decongestionanti.
La contengono Elite e N°89 della londinese Floris di Jermyn Street. E per rimanere nell’ambito dei numerosi barber shop del quartiere di St. James, a due passi da Piccadilly Circus, gli unici esercizi aperti a Londra prima delle dieci del mattino, ci sono l’aftershave della farmacia di D.R. Harris, le creme da barba di Taylor of Old Bond Street, i profumi di Geo F. Trumper e quelli del barbiere di corte Truefitt & Hill, di cui il principe Filippo ha celebrato il bicentenario prima di schiattare. Oltre la Manica: la francese Les Parfums de Rosine, ha in catalogo l’ottimo Rose d’Homme, un cuore di legni esotici, vetiver e patchouli, impreziosito da note di testa agrumate. E, in ordine di tempo, l’ultima grande creazione dall’inconfondibile sapore di rosa è Amouage, realizzato per la soddisfazione del Sultano dell’Oman da  Guy Robert.
Da Omero a Sting il fiore della passione ha stregato con il suo profumo poeti e imperatori, nobildonne e artisti. E i grandi marchi della cosmetica sanno bene che la sua fragranza s’addice anche all’uomo.

Armando Ilič Misasi, 23 aprile 2021